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Dopo tanto vagare la Mila ha finalmente trovato una casa!

mercoledì 27 aprile 2011

Filologia romanzata

Adoro i linguaggi specifici delle riviste, dove nascono arditi neologismi e le figure retoriche si sganciano da dinamiche liriche per approcciare la qualsiasi.

Prendiamo i giornali di moda. Non sono una lettrice assidua però ammetto che, come tutte le donne, ho un debole per quelle pagine patinate. La cosa che mi indispone un pò è l'eccessiva pesantezza dei tomi ,come se, per colmare una certa leggerezza, ci si volesse infliggere uno stillicidio del tendine.Un pesantissimo fardello che ci riporta a una concretezza che, se decidiamo di voler approfondire i fitoestratti o la vita delle socialites filantrope a tal punto di comprarci una rivista specializzata, sappiamo benissimo da sole non ci interessa.

Comunque, dopo una sfogliata rapida quasi mi sento in colpa se non ho qualcosa di fluo, so che prima o poi una cosa animalier la indosserò-è biologico-, mi rassicuro quando scopro che è in atto una vera e propria guerriglia al capello crespo e che non devo spendere un patrimonio per chiudere il mio diastema perchè improvvisamente va di moda (gozzoviglio un paio d'anni perchè so che il suo momento passerà).

A una lettura più approfondita apprendo invece che:le "clutch" sono le immancabili borse che tengono nella mano libera le star (l'altra è impegnata a salutare o maledire i paparazzi a seconda del temperamento regina bianca o bad girl che si impone alla stessa), "cuissard" sono quel labilissimo confine tra le calze e gli stivali e le "open toe" le scarpe aperte davanti in una gamma che va dallo stivaletto mefistofelicamente sensuale a elaborati tronchetti che vanno di moda un quarto d'ora.

A volte mi accorgo che riesco a leggere qualche canto dell'inferno senza guardare le note ma non posso evitare di consultare Wikipedia se leggo Vogue.


Poi ci sono i linguaggi che usano i cuochi nelle interviste, ci sono le mille parentesi che si aprono quando vuoi capire come mondare una verdura,per arrivare alla sua anima e speculare riguardo alla metempsicosi di un ravanello. Chi parla è gente che può fare una frittata anche uguale a quella di un essere umano ma il suo scopo non è quello, è creare emozione a ogni boccone. Dato come postulato cartesiano che la cucina è come un tramonto,non si cerca di capire emoziona e basta, l' esegesi culinaria raggiunge i massimi livelli quando attribuisce sensazioni o stati d'animo alla pasta all'uovo o ai secondi (ravioli al ricordo di altura,carpaccio nostalgia di scoglio).

Visto e considerato che a malapena faccio un uovo al tegamino provate a capire l'effetto che ha su di me un essere umano che riesca a molecolarizzare un gambo di sedano o l'inesplorato scenario che mi si apre a sentir nominare un foie gras (di solito direttamente proporzionale allo sgomento prodotto dall'immediata traduzione letteraria che lo riannovera in un immaginario fatto di assimilazione coatta di fegato a sette anni).


Altra passione : l'arredamento .

Una casa rivoluzionata con slancio iconoclasta per facilitare l'ingresso del contemporaneo e della musica.... Subito,solo a leggerlo, ti senti uno che ha gusto,così per osmosi.

E via in una girandola di definizioni eufoniche e sinestetiche con colpi a effetto che non riuscirebbero neanche a Nadal.

Il sempiterno "Minimal" in tutte le sue declinazioni (design nordico che strizza l'occhio alle tele di Morandi)il "Baroque'n roll" (romantici portasciugamani a forma di ossa, ma dai toni glitter),lo "shabby chic" (o finto povero o "guarda cosa ho scovato ad Aversa in un mercatino a due lire,un comodissimo spremiagrumi in ciliegio"),i mobili creati da designer che giurano sempre che il quartiere malfamato dove si trova il loro loft è il cuore creativo pulsante della città,le "giuste proporzioni" (etica e geometria,nuova coppia di fatto),l'eco-lusso tropicale degli hotel a impatto zero talmente sperduti che arrivi solo con un volo charter.


E ogni volta pensi di aver capito e non vedi l'ora di trovarti in un negozio, in un ristorante, in una discussione con esperti del settore, pronto a usare qualche espressione appena appresa.

Ma nulla,il vuoto. Come se certe cose vivessero solo di luce riflessa nel momento in cui le leggi.E se per puro caso te ne ricordassi una,scopriresti tristemente che è appena nata una nuova che l'ha bollata come desueta.

Una Caporetto della semantica.

Come direbbe il mio ching preferito: "la volpe scivola sull'acqua".Ma ovviamente non mi ricordo a proposito di cosa.

lunedì 18 aprile 2011

la coscienza e lo zelo





E' aprile ed è tornato l'inverno e già questo evidente ossimoro basterebbe per accendersi una sigaretta dopo il primo starnuto delle 8.10. Ma alla vista di un "quasi-metro" in vestaglia a pois, desisto e capisco perchè Sartre non aveva figli. Mi arrampico lassù, dove avevo sperato di non andare fino a ottobre, sul Monte Athos degli indumenti: il soppalco del cambio di stagione. Riapro scatole che avevo catalogato come punto di non ritorno e mi rinfilo il maglione a cui,come Alcibiade a Socrate, avevo detto: non avrò più bisogno di te.


Nella mia mente sarebbe il momento giusto per la seconda sigaretta della giornata ma ce la farò ed arriverò all'ora di pranzo,deve esserci un' anticchia di forza di volontà dimenticata in fondo a qualche tasca.......


Accompagno il "quasi-metro" all'asilo e mi dirigo felice verso il bar.


La situazione è idilliaca e rischi di incappare in un tubicino di carta bianca sembrano non esserci. Il gruppo di mamme che di solito fanno un inquinamento acustico compreso tra quello che produce un camion pesante a un metro e una discoteca, nello specifico concerto rock vicino al palco, sono migrate altrove. Oggi non discutono dell'ipotesi corso di cartapesta o forse lo fanno durante il massaggio olistico che si ripromettono di fare ogni mattina o forse sono state spedite dai loro mariti in seconde case insonorizzate a discutere fino allo stremo delle forze " quinoa si o quinoa no".


Silenzio. Caffè macchiato caldo al vetro :perfetto. La consistenza del latte e i disegni che questo crea con il caffè lo annoverano immediatamente tra i capolavori del ventunesimo secolo. Il Bavarese con cui contendo ogni mattina il giornale anche lui è assente e posso tenere contemporaneamente i tre quotidiani che il bar ci offre di leggere senza sensi di colpa kierkegaardiani. E come stare nella città di Zemrude:






"È l'umore di chi la guarda che dà alla città di Zemrude la sua forma"


(prima o poi una citazione di Calvino dovevo farla ora che l'ho fatta mi sento meglio).


A un certo punto,a rovinare il mio idillio arriva una nonna.Non una simpatica signora con bastone e parole crociate ma una nonna con accento russo e nipotino.Deve dargli la pera grattugiata, non lo avete letto sulla Pravda? Eppure è un avvenimento epocale, oggi è la sua prima pera, iniziamo lo svezzamento.La garrula notizia si fonde con la lettura della terza pagina del Corriere con il risultato che adesso mi sembra di ricordare che nella foto che accompagnava l'articolo su Borges, questi avesse un bavaglino ricamato. L'istinto è quello di fumare ma la signora, che evidentemente è un apostolo di Veronesi travestito da balia mitteleuropea, misteriosamente si siede vicino a me nonostante il bar abbia tutti i tavolini vuoti. Perchè?mi chiedo.Non c'era motivo ,almeno non evidente...Forse cabalistico ma razionale proprio no.Il risultato è che non fumo.Non posso pensare che quel bambino assaporando la pera anni dopo come una madeleine proustiana si ricordi di una signora con le calze a righe che lo impestava di fumo passivo spingendolo a diventare uno scrittore di libri tipo "E'facile smettere di fumare se non hai mai iniziato". Comunque, quando all'ennesima cattiva notizia del quotidiano sta per nascere in me l'unico pensiero con un minimo di spessore della giornata ,la signora mi informa garrula che, visto che la figlia non le ha messo una bavetta pulita, ha usato un pannolino.Chi l'ha detto che il pragmatismo è un'esclusività di pensiero americana?Si può attuare anche con spiccato accento bielorusso. Io li guardo, mi intenerisco per un istante e penso che in fondo è solo un bambino.



Ma la parentesi romantica dura un nano secondo. In quel momento un cane, che qualcuno ha legato fuori dal bar, mi fa delle feste e mi salta addosso.Ora, niente contro i cani per carità ,ma mettiamo il caso che non abbia voglia di giocare (vuoi anche per tutto quello successo fin'ora) e soprattutto vuoi che io abbia deciso che a questo cappotto voglio fargli vedere anche il 2012, perchè mi devo trovare in questa situazione?Mi altero e cambio tavolo. La padrona esce e mi chiede scusa,carina, ma poi aggiunge "Forse pensava che avessi un cornetto da dargli ". Ah! Quindi se avessi avuto l'unico lievito dal vago sapore dolce della giornata che mi concedo ogni tanto dando tregua al mio pane azzimo,lui l'avrebbe impetrato? Quasi quasi mi sento fortunata ma una sigaretta me la fumo. E faccio bene perchè tornando vengo inzuppata da qualcuno che sta lavando il vetro della sua auto con le spazzole tergicristallo. Se non avessi fumato adesso sarei al commissariato colpevole di omicidio,invece mi faccio una risata.Elenco puntato


In quel preciso istante mi torna in mente la mia professoressa di Storia e filosofia del liceo che,, prima di intraprendere una lezione sul concordato di Worms, spegneva una bella Stop senza filtro sulla porta verdolina della nostra classe.Quel gesto bislacco evidentemente era il suo calmante e le impediva di non fare una strage quando le facevamo saltare i nervi perchè più adatti al riformatorio che allo studio della Riforma.Cara professoressa,oggi mi sento di capirla e ringrazio quel suo vizio che salvò, magari non la vita ma l'estate di molti di noi.


Come dicono le Gauloises:libertè,toujour.


mercoledì 13 aprile 2011

la raccolta differenziata



E' l'alba di un nuovo giorno.Un giorno duro per chi vive nel primo municipio.


Anche oggi si riaffaccia l'incubo della raccolta differenziata.


La massima teorizzazione del libero arbitrio dopo Erasmo da Rotterdam. Sei tu che devi prendere il tuo sacchetto in un preciso giorno e portarlo al punto raccolta mobile entro un orario altrettanto preciso. L'unica cosa che non prevede alcun ritardo a sud di Forlimpopoli.


Un tempo il mio primo pensiero mattutino era l'angoscia di essere gettata in un mondo materiale indifferente,adesso è: che materiale gettare nella differenziata ? E non con meno angoscia.


A cosa tocca oggi? Vetroplasticametallo o cartacartoneecartoncino o forse,la peggiore delle ipotesi:nulla.Panico.


Se salti un giro sei finito.Peggio del Monopoli quando finisci in prigione.


Soprattutto la carta.La carta è il mercoledì se la salti poi c'è il sabato e ti tocca uscire entro le dieci e mezza per buttarla e magari, proprio quel giorno, tuo figlio ha deciso di dormire un di più. Tu devi svegliarlo ,fornendogli materiale,assolutamente non riciclabile,per la sua psicanalisi tra dieci anni.


Nella maggior parte dei casi arrivi quando loro, hanno cambiato la postazione del punto raccolta e allora inizi a vagare come lo spettro di Beatrice Cenci in ceca di qualcuno vestito color Ama.


Lo trovi e scopri che e' il giorno sbagliato che oggi si raccoglie un altro materiale e soprattutto che non puoi lasciarlo da nessuna parte pena la flagellazione e l'estinzione immediata dell'orso Marsicano . Ti ritrovi sotto gli occhi di un quartiere che ti deride per esorcizare la sua paura di fare il tuo stesso errore.Capita sempre poi che incontri lui.E'francese,loro la differenziata e il riciclo c'è l'hanno nel sangue, come il Camabert.Non sbaglia mai,porta la busta sulla spalla e arriva nel momento in cui sa che il camioncino della raccolta è in quel preciso posto. I suoi barattoli sono puliti, i vasetti dello yogurt sono lindi e pinti le bottiglie di vino non hanno neanche le etichette.


Per renderlo inoffensivo penso che tanto con quel barattolo di passata ci ha cucinato pasta scotta e che forse faccio in tempo a tornare in dietro e a prendere la pericolosissima busta con i barattoli affilati che ti tagliano il polpaccio.Corro come in quel film di cui tutti ci ricordiamo i capelli dell'attrice e non perchè correva e arrivo a casa. Salgo tre piani e faccio lo scambio dei sacchetti,riscendo e ricomincio a cercarli. All'orizzonte vedo un camioncino allontanarsi.Come una novella Magnani inizio a urlare Francesco,realizzando uno dei sogni della mia vita anche se in tutt'altro contesto,nella speranza che uno di loro si chiami così e mi senta.Ma nulla,vanno via lasciandosi alle spalle la mia desolazione e un quasi principio di infarto.


Una signora mi dice che a Prati ci sono ancora i cassonetti e io senza neanche verificare la veridicità della fonte mi dirigo sull'autobus a cercare un paradiso dove concedere l'esterno riposo all'anima delle scatolette di sardine decedute una settimana fa.


Arrivo a Prati e trovo il cassonetto. Finalmente riesco a liberarmi delle mie Erinni. Seduto a un bar che legge un libro c'è lui,il francesino dalla differenziata facile. Gli sorrido, ma nulla.Lui non ha idea di chi io sia.Evidentemente non rientro nel suo immaginario mattutino perchè poco sensibile alle tematiche ambientali,deve aver saputo dai dirigenti dell'Ama, che gli stanno consegnando una medaglia al valore in seta di Hermes, che oggi ho sbagliato giorno.


E' mezzogiorno meno dieci e ho soltanto buttato la spazzatura.


Una mattina il mio sacco sarà pesantissimo e saranno rifiuti organici,francesi.


E non sarà Camabert.


lunedì 11 aprile 2011

milabobo.blogspot.com

facciamo una cena

"Bisogna fare una cena.Allora facciamo una cena.Maddai siamo nati lo stesso giorno, facciamo una cena.Ho un'amica che dovresti conoscere,vive nel tuo quartiere,facciamo una cena.Leggi Proust,dai facciamo una cena così vediamo chi ha letto tutta la Recherce.Devi configurare l'iphone?facciamo una bella cena che te lo spiego."


Quando entri in questo meccanismo è finita.Perchè ci devi andare prima o poi e soprattutto devi ricambiare.Io non so cucinare e mi sento come se mi avessero reciso l'aorta.Per questo alle cene cerco di non essere mai troppo simpatica così anche se non ricambio non me ne vuole nessuno.

Gli strateghi delle cene ti fanno sedere vicino a persone che sanno che andranno d'accordo con te e ti introducono con una frase.Ho amiche bravissime che con solo un soggetto,un predicato e un complemento oggetto riescono a descrivere quello che io farei scrivendo un papiretto della lunghezza dei Karamazov.

Il problema è che possono succedere due cose:

A-Cala il silenzio e tutti ti guardando perchè dalla descrizione sembri una persona interessante, e inizi a sentire che è il tuo "momento Ok "come un quiz degli anni ottanta

B- La presentatrice si gira per suggerire l'epiteto di un altro commensale e tu rimani come un ebete a guardare un essere umano sconosciuto che ha una casa dove tu hai una casa per poi scoprire che nessuno dei due ci va da anni e finire alla terza frase la conversazione.Seguono sorrisi imbarazzanti e alzata a cercare un bagno di uno dei due. (Chiaro segno per gli altri commensali del completo fallimento della conversazione e elemento di discussione durante la rimessa a posto dei piatti dei due padroni di casa a fine serata).

Chi va alle cene spesso invece incontra sempre qualcuno che ha già conosciuto a un'altra cena ed è facilitato perchè inizia a parlare degli amici comuni che hanno fatto l'altra cena e pensi ad una città disegnata come quella di Dogville con tante coppie che si rincontrano tra di loro per parlare delle coppie che hanno generato la loro conoscenza.Poi ci sono le cene fatte per far conoscere due amici single dove per non creare imbarazzo vengono invitate tante persone che a un certo punto si rendono conto di essere solo comparse e il loro scopo è solo quello di favorire la copulazione di due individui.In questi casi sulle prime mi sento quasi offesa.Mi avranno invitato perchè innocua e priva di appeal per evitare di invitare persone affascinanti che possano far naufragare il fine della cena?Invece penso che siamo lì perchè siamo i più cool e, quando finalmente rimarrano soli, i due predestinati potranno rompere il ghiaccio dicendo :simpatici i tuoi amici-che serata carina.Cut su pomiciata.

Comunque è una questione di allenamento,molti neanche se ne accorgono e alle otto vedono automaticamente materializzarsi una bottiglia tra le loro mani e l'indice alzarsi per cercare una campanello come il bastone di un rabdomante un pozzo d'acqua.Oppure invitano con nonchalance sedici persone la settimana prossima da loro.

Diffidate di quelli che in casa hanno sedie pieghevoli,potrebbero essere usate contro di voi.

il matrimonio informale

Due amici si sposano.Fanno un matrimonio informale.Pensano così di tranquillizzarci ma in realtà e come se ci gettassero dalla rupe tarpea.

La cerimonia si svolge in campagna e poi un pranzo nel loro fienile appena ristrutturato.

Partiamo dal presupposto che informale è l'aggettivo più vago e meno riuscito all'Accademia della Crusca. Se poi ci associ il concetto di campagna ecco che vieni automaticamente lasciato ad annaspare nel limbo senza nessun Virgilio all'orizzonte.

Informale significa talmente ricercato da sembrare casuale.Talmente studiato da sembrare naturale e talmente semplice da essere molto costoso.

Il mio pensiero va alla letteratura russa e inizio a pensare come si vestissero le varie sorelle e Liube cechoviane quando erano in Dacia.A parte il tabacco da naso non mi sovviene nessun particolare.Giudicandolo anacronistico, e soprattutto introvabile,desisto e mi accontento di una mise quasi riuscita sperimentata a un battesimo informale con la speranza di non trovare qualcuno che l'abbia già vista. Niente,anche se informale,passa comunque inosservato.

Il matrimonio informale si svolge in un bel giorno di sole,le signore hanno larghi cappelli e intelligentissime scarpe con la zeppa,tutte sanno che i tacchi avrebbero prodotto l'effetto piattaforma petrolifera nel prato all'inglese.

Si arriva al fienile.E'tutto molto minimal, soprattutto le porzioni,c'è un buffet in piedi e il gruppo del nipote degli sposi che suona una musica assordante.

Non ci sono decorazioni,il vino è modesto e le bomboniere consistono in una poesia di Hikmet incisa su un pezzo di corteccia.

A quel punto ho un'illuminazione e mi sento di suggerire qualcosa all'accademia della Crusca.

Informale vuol dire "per tirchi".

l'apericena

Era tanto tempo fa,un amica mi portò in un posto e mi disse:" Prendiamo un bicchiere di vino."

Nel frattempo una tavola s'imbandì.Ragazze con la parannananza sopra vestiti colorati portavano vassoi stracolmi di cibo che veniva accolto da tutti come ambosia.

"Puoi prendere quello che vuoi,è gratis con il vino" mi disse qualcuno dall'accento nordico.

Trasalii.Era il mio primo Apericena.Ancora non sapevo si sarebbe poi in futuro configurato etimologicamente così, pensavo che sarebbe stata una moda circoscritta, come le spalline agli anni ottanta,invece no è vivo vegeto e anche vegan.

La mia amica mi disse che a Milano c'era da un sacco di tempo e la gente ci andava subito dopo l'ufficio.Al di là del Rubicone se la godevano,a quanto parte.

Ero estasiata alla vista di quei piattini infilati e le forchette che volevano solo essere usate,senza costi aggiuntivi.

Cercavo di fare bei piatti ma senza fare la figura della scroccona ,per poi scoprire che chiunque, anche l'anoressica attrice del momento, impilava la qualsiasi e nascondeva un secondo strato sotto le tartine al caprino.

Per un lungo periodo mangiammo ceci,paste-molto-fredde,pizzette e ovoline.

Eravamo spensierati.Non sapevamo che un giorno sarebbe tutto cambiato.Che avrebbero introdotto il prezzo fisso.Quindici euro.Una pizza e una birra,ma vuoi mettere?

Aderire a un rito,indire una crociata per conquistare la tavola imbandita con un piattino di carta come scudo e delle cruditè come alabarde....

L'apericena ormai si coniuga a seconda di diverse occasioni e si sposa sempre di più con eventi artistici quali mostre o spettacoli teatrali.Chissa' Jarry vedendo il suo Ubu roi rappresentato davanti a un pubblico di ciancicatori di cous cous cosa avrebbe pensato.Forse che la patafisica non era poi un'invenzione così assurda...

Infondo vogliamo solo che ci si regali qualcosa per farci felici e non ci importa dell'ustione di secondo grado sulla lingua per mangiare in piedi le crocchette di pollo tandoori.

Io mi sento sempre un pò come se stessi rubando dal portafogli di mia nonna gli spiccioli,non riesco ancora a rilassarmi e a strafogarmi in santa pace e mi sento un'idiota a sgomitare per un pathè di dubbia provenienza.Ma sono una radical chic,una che non si fa la tessera al supermercato per principio. Una spallina nel duemila e undici.

Roma kaput



Bisogna sempre mostrare un certo disprezzo per questa città.Bisogna far vedere che si sta qui perchè si è tornati da qualche parte o che si ha assolutamente voglia o bisogno di andarsene quanto prima e si sta aspettando una risposta di lavoro. Nell'ipotesi che questa non vada o si parte per Capo Horn per ritrovare se stessi o ci si trasferisce nelle seconde case con l'illusione che quello che percepiamo come idilliaco perchè dura solo un mese,e il più caldo dell'anno per giunta,possa estendersi ai rimanenti undici.

Quando non si sa che dire conviene sempre asserire:"Da Roma puoi star via anche un anno e non cambia nulla...a New York cambia tutto in un giorno.Dove ti ricordavi un bar un mese dopo ci hanno aperto un supermercato che produce gli ortaggi che vende in una serra situata sul tetto".

Mi immagino vagare raminga cercando il mio barista, in Italia non lo cambierei neanche se impazzisse di colpo e iniziasse a fare il caffè con l'azoto liquido, e rasserenarmi solo vedendolo interpretare la parte del morto in una serie poliziesca dell' Hbo.

Ma non posso assolutamente dirlo a nessuno, farei la figura della passamaneria in un open space.

La città eterna va usata come motivo di vanto solo se ci si trova a parlare con qualche facoltoso americano che ha deciso di trasferirsi qui per circondarsi di opere d'arte e allora tutti bravi a lodare il baldacchino di San Pietro o il tramonto dal Gianicolo,in un ondata di patriottismo che fa dimenticare temporaneamente il postulato che annovera le nostre bellezze nella categoria "sassi".

Io Roma la amo,tutta e amo i romani,tutti.

Adoro certe contraddizioni talmente evidenti da sembrare vezzi e al primo raggio di sole mi dimentico di quando spingendo un passeggino incastrata tra i Suv giurai a me stessa che sarei andata a vivere a Malmo.

E'una città faticosa, ma quando è primavera e sono sul tram numero tre nel punto in cui le rotaie si lasciano alle spalle il Colosseo per nascondersi tra gli alberi del Celio e sbucare a Caracalla,penso che se esiste il paradiso io me lo immagino lì.

Soffia un vento caldo, mi alzo e mi sento più leggera,mi accorgo infatti che mentre facevo della cosmogonia qualcuno mi ha rubato il portafogli.

E ripenso all'ipotesi Malmoo,solo per un secondo, giuro.

porta portese



E' domenica ma la mia sveglia suona alle settemeno un quarto.

Sulle prime penso che sia un evidente ossimoro ma poi un nefasto pensiero mi pervade.

Ho promesso che andrò a Porta Portese.L'inferno.Il girone dei shabby chic dove il contrappasso dantesco consiste nel girare per ore e ore in fila indiana recuperando tutto il tempo guadagnato alla posta con il domicilio bancario delle utenze. Le stesse persone che reputano immorale passare lo stesso tempo nel traffico dell'Aurelia per andare a Maccarese, finiscono li,in fila ,districandosi tra pizzi ottuagenari,ricarica batterie di qualsiasi cosa e lampade che hanno anche a casa delle loro nonne ( ma che lì vengono disprezzate perchè di cattivo gusto).

Un incubo,qualcosa che neanche Gozzano riuscirebbe a descrivere.

in molti si lasciano tentare da "deliziose vetrinette" ma nessuno è riuscito a farle arrivare a casa illese e il costo del vetraio ha sopito il desiderio revival che le aveva generate e finiscono accatastate in un garage insieme al tavolino da ping pong con la rete rotta e alla bicicletta sempre made in Porta Portese detta anche "Io speriamo che me la cavo" per la totale assenza di freni.

Altri improvvisano improbabili slang napoletani per tirare il prezzo di un delizioso vaso senza sapere che in un'altra vita era stato un'urna cineraria.

Il mio viatico è stato:"Fingi disinteresse,se fai vedere che una cosa ti interessa la vorranno tutti e non riuscirai mai a tirare con il prezzo."

Io che di disinteresse ne ho a faldoni approdo assonnata ai banchi"tuttoaun'euro" dove signore dai capelli che sanno di piega cercano di tirare a cinquanta centesimi.Perchè il gusto non è solo cosa porti a casa ma a quanto.

Inizio a contrattare anche io un vestito stampato a fiori che posso usare solo se rifanno il "Trips festival"ma una colorata signora di settantanni, con la dolcezza di un rompighiaccio,me lo ruba.Ho dimostrato troppo interesse,cavoli.

Prendo dalla mischia un vestito a caso anche se costa venti euro.Il venditore mi dice che visto che "c'ho duocchi che ce vo er porto d' armi" me lo fa a quindici e che sono stata furba perchè è un pezzo di due noti stilisti.

Sono fiera di me,ho fatto l'affarone.Ma dopo a casa lo provo e scopro che non si trattava di Dolce e gabbana ma di Hennes & Mauritz.

Scendo e vado a pranzo con un'amica,il posto è delizioso si sta bene ci complimentiamo con il proprietario che rovina tutto il mio idillio dicendo che ha pagato tutto due lire a porta portese.Tutto tranne il conto.

Torno a casa a fare un riposino,visto che mi sono svegliata all'alba, e sogno di stare in fila sull'Aurelia e il mare di Maccarese.

L'omologazione non mi è mai sembrata così originale.