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Dopo tanto vagare la Mila ha finalmente trovato una casa!

mercoledì 14 settembre 2011

La Mila vacanza



Dato come postulato cartesiano che siamo stati tutti in vacanza,varrebbe la pena ,prima di lasciarsi alle spalle improbabili aperitivi in bottiglietta o l'ennesimo tentativo  di far andare di moda il trikini, fermarsi a riflettere su quanto accaduto.
 Per  un giorno,un pomeriggio o per un attimo, abbiamo sentito il bisogno di fare esperienze originali , lontane da un conformismo che in città ci insegue come un' Erinne, cercando di trovare per primi posti   contrassegnati da quei simboletti rossi (mai capito cosa fossero)che sulla guida Michelin indicano "luogo ameno".
 La crisi economica ha imposto una certa  austerità e quindi niente vacanze chiassose o intercontinentali ma semplici alberghi, ricavati in sperdute isole ex carceri penitenziarie dove ora si pratica la "Cateno -terapia". In deliziose cellette di isolamento senza cibo e alcun tipo di confort ,tranne ca va sans dire una presa per ricaricare l'Ipad,si sublima la nuova frontiera del detox.  Oppure case di pescatori, disagevoli per antonomasia, per ritrovare noi stessi e scoprire quanto non ci piacciamo, dove intorno non c'è assolutamente nulla tranne la pista di  atterraggio per l'elicottero del ricchissimo vicino che ci ricorda tanto la fermata dell' ottantuno sotto casa. Spiagge disabitate,impervie, dove arrivano solo gli svedesi o i bambini neozelandesi con le tute anti-sole al carbonio, pallidi come la luna ma fieri di aver capito, a tre anni, che lo schermo totale tanto decantato dalle nostre creme è una boiata pazzesca.Armata di borsa di paglia,bambina,e scarpa sbagliata, in balia delle onde senza le facoltà di una sirena , ho attraversato suggestive passerelle naturali per raggiungere insenature incollocabili nello spazio e nel tempo e  facendo  i conti con i miei limiti e l'assoluto rifiuto di prenotare un tutto compreso a Cesenatico solo per  poter raccontare  "c'eravamo solo noi e due finlandesi" (e di aggiungere mentalmente un vulgaris " E ti credo").
 La sera di ferragosto poi, giammai un trenino o cotillons ma una serata a tema "Jacques Brel".  Dress code: dolcevita nero e una depressione a scelta.Quattro ore gestite da uno chansonier al massimo di Ventimiglia, inesorabilmente torvo, intento a gestire uno sparuto gruppo  contrario per principio al trenino. Oppure un  concerto di Oboe sulle montagne,da raggiungere a piedi strafatti di Kapriol,dove la gravità del suono  provoca una slavina tale da immettere il pubblico in una situazione di allerta ambientale quasi a  sottolineare, anche in vacanza, il  senso di caducità della natura .In alternativa  cene in masserie dove tutto è di recupero, la cui punta di diamante sono delle scomodissime sedie a sdraio ricavate da cariole in disuso. Diconsi a   impatto zero,soprattutto quando il tuo fondoschiena sbatte  sulle chianche del pavimento ,di recupero ovvio, trovate  in una vecchia chiesetta abbandonata  nel Cilento "le abbiamo viste e abbiamo pensato che erano perfette per la casa in Puglia" .Quanto abbiano speso per  trasportarle  non lo sapremo mai.
Dopo aver degustato qualsiasi prodotto tipico in qualsiasi tipo di terrina  mi accingo a degustare il  solito caffè, al solito bar, nella solita tazzina di vetro che sarà il mio Caronte verso un anno pieno di quelle sicurezze,molto poco originali ,che mi fanno sentire  libera di asserire che parto sempre un pò per amare il mio ritorno.
Ed ecco qui che, contrariamente ad ogni aspettativa, anche io,ho un pensiero originale e finalmente contro tendenza.

P.S. Questo post è dedicato a tutte le persone che mi hanno ospitato durante le vacanze, consapevole  di quanto ,molto più dei fondali trasparenti o della sagra  della qualsiasi,sono loro che hanno  fatto la differenza.

lunedì 4 luglio 2011


Mercoledì 6 Luglio
Festival "Linea 35"
Parco del Santa Maria della Pietà/Ex Lavanderia
p.zza Santa Maria della Pietà, 5 - Roma (trionfale)

BOBOS di Eva Milella.
La Mila legge il blog!


lunedì 30 maggio 2011

La gaia urgenza

Ho visto la tua mostra e mi è piaciuta. Ora siamo qui, al rinfresco che il gallerista ha organizzato su una terrazza. Tutti dicono che c'è gente talmente bella "che non sembra di stare a Roma"anche se la vista a 360 sembra dire tutto il contrario.

Tu sei un artista emergente e io so che fai tutto questo perchè ci credi e perchè senti dentro di te qualcosa che sembra una pancreatite ma in realtà è l'urgenza di esprimerti.

Lo so, e ti capisco.

Ci incontriamo al buffet entrambi indecisi tra cotolette mignon alle noci di Macadamia e un aspic di frutti di mare e io, voglio dirtelo.

"Mi è piaciuta la tua mostra".

Silenzio.Gelo.

Bruckner. Sinfonia n.9 in re minore.

Mi guardi e con la faccia di un Torquemada della Roma bene mi chiedi: "Perchè?" e aggiungi "Cosa, ti è piaciuto?".

Inizio a sudare freddo, dovrei risponderti che visto che non mi ha fatto orrore di questi tempi mi sembra già una gran cosa, ma potrei trovarmi nella situazione di dover arginare una discussione sullo status quo dell'arte contemporanea .

Non sono pronta e non c'è abbastanza champagne.

Ma tu sei ancora lì ,pretendi una risposta e io non ho una scollatura abbastanza profonda da dissuaderti.

"Sicuramente mi sembri uno che segue le proprie urgenze e non risponde a una domanda artistica che viene posta solo per soddisfare un bisogno di commercializzazione e mercificazione dell'opera."

Mentre prendo il volo sulla mongolfiera dell'intellettualismo da opening, compaiono immagini zavorra nella mia testa che cercano di salvarmi riportandomi alla realtà.Lungomare di ladispoli,due nuore stanno discutendo animatamente su chi abbia più diritto alle prime due settimane d'agosto della casa di famiglia situata appena fuori dall'Aurelia. Tirano in ballo qualsisi acciacco o sfortuna capitata negli ultimi mesi e tengono in serbo la carta jolly "morte di caro parente".

Ecco piano piano, torno sulla terra.

Tu mi guardi e mi chiedi " Ma cosa ti è piaciuto,quale opera?".

Ansia. E se quelle che mia figlia ha definito cannucce fossero bastoni pregiatissimi raccolti facendo trekking nella valle di Markha?E se quelle ritratte non fossero scimmie ma la rappresentazione iconografica di qualche avo?E se quello che credo sia un fallo fosse effettivamente un fallo?La paura di sbagliare mi impedisce la scelta dell'opera. Come quando agli esami di maturità mi chiesero con che cosa l'ode "Al signor Mongolfier" di Vincenzo Monti avesse un assonanza e io non ebbi il coraggio,pur sapendolo,di dire:il futurismo.

"Mi è piaciuto soprattutto il processo per cui il materiale è la tesi e il concetto l'antitesi e l'opera la sintesi...mi è sembrato molto...Hegeliano...."

Le signore sul lungomare di ladispoli adesso stanno passando alle mani,nessuna molla la casa a ferragosto,i ragazzini c'hanno bisogno do iodio.

Continui a guardarmi (forse sei kantiano?) e mi chiedi "Si, ma quale opera ti compri?"

Imbarazzo.Mi sento come se avessi sbagliato un congiuntivo parlando con Devoto e Oli.

"No,non sono un collezionista, io sonoun'artistagiovanecometeche hacapitolatuaurgenzaevuolecondividerequestomomentoincuidavanti allamessainpubblicodelproprioimmaginariointimocisisenteunpòcome.... se qualcuno ti avesse tolto la coperta a gennaio....secondo me l'aspic comunque deve essere buonissimo"

"Ah, grazie".E te ne vai.

Menomale che le signore di Ladispoli mi riportano alla verità.Si stanno ormai tirando panini alla frittata che se so svegliate alle sei per preparare. La scena è orribile ma terribilmente efficace e aumenta in un crescendo consolatorio che vuole ricordarmi che siamo tutti un pò ridicoli chiusi nei nostri intellettualismi finchè un regista grida"stooooooop".

La mia zavorra era un film neorealista,cerco nel buffet tartine alla cicuta.


martedì 10 maggio 2011

Se ne dicon di parole A-M

Ci sono parole che ti aprono mondi e ci sono mondi chiusi in cui si usano sempre le stesse. Alcune provocano eczemi atopici solo a sentirle pronunciare.

A mio avviso le più pruriginose :



Attimino

Lo so, è facile e banale. E' la croce rossa dei neologismi.

Tutti lo odiano ma la sua estinzione è lentissima,purtroppo.Lo ritrovi in bocca a chi meno te l'aspetti come un soufflè a un crudista. La sua formulazione provoca fitte addominali come neanche un'appendicite sa fare. Solo le virgolette mimate con le dita possono eguagliarlo.


Buffet

Stare in piedi con la scioltezza di uno uno stoccafisso a cercare di capire come tagliare la lasagna senza far uscire qualcosa, che suppongo trattasi di besciamella, non mi piace.

Non mi piace quando non capisco se posso intervenire o meno in aiuto di qualcuno che si sta ustionando con una crocchetta mentre mi parla di espressionismo tedesco.

Non mi piace quando il vino è chiuso e si crea una cospirazione carbonara per capire chi si deve prendere la bega di chiedere l'apribottiglie al padrone di casa passando per l' etilomane di turno.E di solito a nessuno piacciono le patacche che vengono puntualmente lasciate da commensali erranti sulle tovaglie mentre i pathè,traghettati da tartine quasi sempre floscie,passano dal piatto alla camicia.


Contatto

Contatto coatto per la precisione.Il bacetto soprattutto.

Quanti te ne devo dare? due?tre alla francese?

Perchè nella maggiorparte dei casi si sbaglia e si crea un imbarazzo che si taglia con un macete.

Ipotesi:

1. si rimane appesi aspettando il secondo,

2. si sbaglia lato e si finisce con una nasata,

3. si fa la figura dei crinolinici e lo si da per finta

4. si fa la figura deglì emu e ci si da una zigomata.

Un momento che detesto e che colgo l'occasione per dichiarare pubblicamente che abolirei.


Dove come quando.

Dove andiamo? E' una domanda che inserita in un contesto di flanerie notturna indica,nella maggiorparte dei casi, un capolinea.

Chiedersi dove andare alle due di notte implica sempre fare i conti con un intimissimo sottotesto che vorrebbe dire :a casa.

Pochissime volte si ha un'idea geniale e in quei casi quasi mai si riesce ad avere il riflesso abbastanza lesto da approfittarne.

A meno che non si debba vagare di mestiere(scrittori o artisti in cerca di visioni), per esigenza (novelli cuori solitari che non potrebbero schiacciare il suol del materasso che li vide insieme fino a ieri) o per malattia ( insonni della setta dei La roche).


Evocativo.

Un altro aggettivo che ha fatto una brutta fine,poveretto.

Inserito nei dei cataloghi d'arte per dare un senso (vago) a performance basate su un horror vacui che diventa cifra stilistica, si sgancia da un romanticismo wagneriano per diventare preda di curatori senza scrupoli.


Fuorigioco.

So di infliggere un duro colpo alle Redstockings ma è vero, noi donne non lo capiamo e non lo capiremo mai. Nella totale carneficina dei neuroni che avviene davanti a una partita di calcio si discute per ore riguardo a questo.Anche le più informate ,che magari hanno capito cosa sia, non potranno mai gustare il piacere che prova un uomo a parlare per ore di questo (soprattutto davanti a una donna che non lo capisce, revanchismo da non capiti "in quei giorni")


Guelfi e ghibellini.

Mi sbaglio sempre,confondo chi era chi e soprattutto chi difendeva chi.

Mi viene il dubbio e vado su Wikipedia e scopro che esistono i guelfi bianchi e quelli neri e che ci sono città guelfe e città ghibelline.E allora mi sento piccola,inutile e ignorante e per frustrazione mi schiero con chi definisce il medioevo un periodo buio e se ne ricorda solo la peste e le crociate.


Hanna montana

Questi fenomeni mi ricoradano che sono cresciuta.Non potrei mai vedere un film del genere,impazzirei al secondo fotogramma e correrei a strafarmi di botox.Ti senti vecchia,fuori uso e conscia di essere passata dall'altra parte.Sei il gentore fuori la porta non il figlio che dentro la camera urla non mi capisci.


La I di iphone,imac,itim. non l'ho mai capita e mi sento I diota.


Le roy merlin.Il tempio del bricolage,dove il trabbattello e la saldatrice sembrano avere un perchè prima di diventare dei ready made nelle nostre case. Trovo un atto di delinquenza aprire posti che forniscano materiale per irreversibili crisi di coppia. Lo-monto -io -il- parquet -in -rovere-Jatoba e un pò come dire :sono bigamo.


Meteo

L'ossesione delle previsioni.

Alle quattordici e trentatue dicono (chi?) che pioverà.

I nuovi oracoli telematici da interpretare,la caparbia ostinazione di chi ha organizzato un pic nic nonostante Bernacca chiosi di chiudersi in casa.

Primi fra tutti coloro che ti chiamano da Trapani,ti chiedono il tempo,e già li odi, e suggellano la fine di ogni rapporto asserendo: "strano che c'è il sole avevano detto che pioveva,vedrai pioverà".

No comment.




mercoledì 4 maggio 2011

intermezzo giocoso

ISIRIDE MALTAGLIAT I DA VALLEDOZIO


Alberico,perdonami ma io non ho ancora capito qual'è il nocciolo della questione.

No,non è che io voglia fare delle polemiche sterili o delle considerazioni sulle tue abitudini però perdonami ma io non posso affiancare questa ragazza del centro america alla nostra ormai consolidata e fidatissima colf delle filippine.Ti rendi conto anche tu che rischiamo un impeachment,un gap culturale e soprattutto un diverbio su programi della lavatrice e quelle che ci rimettono,Alberico mio ,sono le tue belle polo da tennis.

Io non è che voglio solo personale di servizio trasparente ma questa ragazza,simpaticissima(tic di nervosismo che cela una bugia) e molto energica non può cantare "la vida es un carnaval" mentre io e le mie amiche giochiamo a piannacolo,ci sconcentra e la Marilena ,che ha sett'antanni e non ci sente bene, con la scusa che deve spegnere la radio, si alza e guarda le carte alle vicine.Suvvia Alberico,il mio pinnacolo sta diventando la barzelletta del circolo...e lo sai che non vi conviene che vostre mogli smettano di essere impegate a pomeriggi alterni .

E poi la nostra filippina porta quell'adorabile e ghettizante divisa mentre lei si ostina a portare quelle tute con scritte certe cose in certe zone che non ho neanche il coraggio di leggere ma che incitano al cattivo gusto e io, non posso tollerare alberico mio che questo, che e' stato il mio nemico da una vita, entri in casa mia,neanche dalla porta di sevizio.

Quindi Alberico mio ti esorto, non dico a licenziarla,non vorrei mai dover mettere qualcuno difronte solo alla possibilità di doversi procurare il denaro illegalmente, ma perlomeno a farle fare un altro lavoro.Alla tenuta di caccia non hanno bisogno di una che segni su una tabella il numero delle lepri abbattute??(inizia a ridere come una iena)No scusami alberico ma questa era proprio bellina....

Domani al Pinnacolo devo raccontarla alla Susanna che si fa tante risate e dice che dovrei darmi alla commedia.

Comunque Alberico mio pensaci (diventa dolcissima) e ricordati di lasciarmi l'American che domenica è il compleanno di nosra figlia Australia e che un presentino dobbiamo farglielo.....

mercoledì 27 aprile 2011

Filologia romanzata

Adoro i linguaggi specifici delle riviste, dove nascono arditi neologismi e le figure retoriche si sganciano da dinamiche liriche per approcciare la qualsiasi.

Prendiamo i giornali di moda. Non sono una lettrice assidua però ammetto che, come tutte le donne, ho un debole per quelle pagine patinate. La cosa che mi indispone un pò è l'eccessiva pesantezza dei tomi ,come se, per colmare una certa leggerezza, ci si volesse infliggere uno stillicidio del tendine.Un pesantissimo fardello che ci riporta a una concretezza che, se decidiamo di voler approfondire i fitoestratti o la vita delle socialites filantrope a tal punto di comprarci una rivista specializzata, sappiamo benissimo da sole non ci interessa.

Comunque, dopo una sfogliata rapida quasi mi sento in colpa se non ho qualcosa di fluo, so che prima o poi una cosa animalier la indosserò-è biologico-, mi rassicuro quando scopro che è in atto una vera e propria guerriglia al capello crespo e che non devo spendere un patrimonio per chiudere il mio diastema perchè improvvisamente va di moda (gozzoviglio un paio d'anni perchè so che il suo momento passerà).

A una lettura più approfondita apprendo invece che:le "clutch" sono le immancabili borse che tengono nella mano libera le star (l'altra è impegnata a salutare o maledire i paparazzi a seconda del temperamento regina bianca o bad girl che si impone alla stessa), "cuissard" sono quel labilissimo confine tra le calze e gli stivali e le "open toe" le scarpe aperte davanti in una gamma che va dallo stivaletto mefistofelicamente sensuale a elaborati tronchetti che vanno di moda un quarto d'ora.

A volte mi accorgo che riesco a leggere qualche canto dell'inferno senza guardare le note ma non posso evitare di consultare Wikipedia se leggo Vogue.


Poi ci sono i linguaggi che usano i cuochi nelle interviste, ci sono le mille parentesi che si aprono quando vuoi capire come mondare una verdura,per arrivare alla sua anima e speculare riguardo alla metempsicosi di un ravanello. Chi parla è gente che può fare una frittata anche uguale a quella di un essere umano ma il suo scopo non è quello, è creare emozione a ogni boccone. Dato come postulato cartesiano che la cucina è come un tramonto,non si cerca di capire emoziona e basta, l' esegesi culinaria raggiunge i massimi livelli quando attribuisce sensazioni o stati d'animo alla pasta all'uovo o ai secondi (ravioli al ricordo di altura,carpaccio nostalgia di scoglio).

Visto e considerato che a malapena faccio un uovo al tegamino provate a capire l'effetto che ha su di me un essere umano che riesca a molecolarizzare un gambo di sedano o l'inesplorato scenario che mi si apre a sentir nominare un foie gras (di solito direttamente proporzionale allo sgomento prodotto dall'immediata traduzione letteraria che lo riannovera in un immaginario fatto di assimilazione coatta di fegato a sette anni).


Altra passione : l'arredamento .

Una casa rivoluzionata con slancio iconoclasta per facilitare l'ingresso del contemporaneo e della musica.... Subito,solo a leggerlo, ti senti uno che ha gusto,così per osmosi.

E via in una girandola di definizioni eufoniche e sinestetiche con colpi a effetto che non riuscirebbero neanche a Nadal.

Il sempiterno "Minimal" in tutte le sue declinazioni (design nordico che strizza l'occhio alle tele di Morandi)il "Baroque'n roll" (romantici portasciugamani a forma di ossa, ma dai toni glitter),lo "shabby chic" (o finto povero o "guarda cosa ho scovato ad Aversa in un mercatino a due lire,un comodissimo spremiagrumi in ciliegio"),i mobili creati da designer che giurano sempre che il quartiere malfamato dove si trova il loro loft è il cuore creativo pulsante della città,le "giuste proporzioni" (etica e geometria,nuova coppia di fatto),l'eco-lusso tropicale degli hotel a impatto zero talmente sperduti che arrivi solo con un volo charter.


E ogni volta pensi di aver capito e non vedi l'ora di trovarti in un negozio, in un ristorante, in una discussione con esperti del settore, pronto a usare qualche espressione appena appresa.

Ma nulla,il vuoto. Come se certe cose vivessero solo di luce riflessa nel momento in cui le leggi.E se per puro caso te ne ricordassi una,scopriresti tristemente che è appena nata una nuova che l'ha bollata come desueta.

Una Caporetto della semantica.

Come direbbe il mio ching preferito: "la volpe scivola sull'acqua".Ma ovviamente non mi ricordo a proposito di cosa.

lunedì 18 aprile 2011

la coscienza e lo zelo





E' aprile ed è tornato l'inverno e già questo evidente ossimoro basterebbe per accendersi una sigaretta dopo il primo starnuto delle 8.10. Ma alla vista di un "quasi-metro" in vestaglia a pois, desisto e capisco perchè Sartre non aveva figli. Mi arrampico lassù, dove avevo sperato di non andare fino a ottobre, sul Monte Athos degli indumenti: il soppalco del cambio di stagione. Riapro scatole che avevo catalogato come punto di non ritorno e mi rinfilo il maglione a cui,come Alcibiade a Socrate, avevo detto: non avrò più bisogno di te.


Nella mia mente sarebbe il momento giusto per la seconda sigaretta della giornata ma ce la farò ed arriverò all'ora di pranzo,deve esserci un' anticchia di forza di volontà dimenticata in fondo a qualche tasca.......


Accompagno il "quasi-metro" all'asilo e mi dirigo felice verso il bar.


La situazione è idilliaca e rischi di incappare in un tubicino di carta bianca sembrano non esserci. Il gruppo di mamme che di solito fanno un inquinamento acustico compreso tra quello che produce un camion pesante a un metro e una discoteca, nello specifico concerto rock vicino al palco, sono migrate altrove. Oggi non discutono dell'ipotesi corso di cartapesta o forse lo fanno durante il massaggio olistico che si ripromettono di fare ogni mattina o forse sono state spedite dai loro mariti in seconde case insonorizzate a discutere fino allo stremo delle forze " quinoa si o quinoa no".


Silenzio. Caffè macchiato caldo al vetro :perfetto. La consistenza del latte e i disegni che questo crea con il caffè lo annoverano immediatamente tra i capolavori del ventunesimo secolo. Il Bavarese con cui contendo ogni mattina il giornale anche lui è assente e posso tenere contemporaneamente i tre quotidiani che il bar ci offre di leggere senza sensi di colpa kierkegaardiani. E come stare nella città di Zemrude:






"È l'umore di chi la guarda che dà alla città di Zemrude la sua forma"


(prima o poi una citazione di Calvino dovevo farla ora che l'ho fatta mi sento meglio).


A un certo punto,a rovinare il mio idillio arriva una nonna.Non una simpatica signora con bastone e parole crociate ma una nonna con accento russo e nipotino.Deve dargli la pera grattugiata, non lo avete letto sulla Pravda? Eppure è un avvenimento epocale, oggi è la sua prima pera, iniziamo lo svezzamento.La garrula notizia si fonde con la lettura della terza pagina del Corriere con il risultato che adesso mi sembra di ricordare che nella foto che accompagnava l'articolo su Borges, questi avesse un bavaglino ricamato. L'istinto è quello di fumare ma la signora, che evidentemente è un apostolo di Veronesi travestito da balia mitteleuropea, misteriosamente si siede vicino a me nonostante il bar abbia tutti i tavolini vuoti. Perchè?mi chiedo.Non c'era motivo ,almeno non evidente...Forse cabalistico ma razionale proprio no.Il risultato è che non fumo.Non posso pensare che quel bambino assaporando la pera anni dopo come una madeleine proustiana si ricordi di una signora con le calze a righe che lo impestava di fumo passivo spingendolo a diventare uno scrittore di libri tipo "E'facile smettere di fumare se non hai mai iniziato". Comunque, quando all'ennesima cattiva notizia del quotidiano sta per nascere in me l'unico pensiero con un minimo di spessore della giornata ,la signora mi informa garrula che, visto che la figlia non le ha messo una bavetta pulita, ha usato un pannolino.Chi l'ha detto che il pragmatismo è un'esclusività di pensiero americana?Si può attuare anche con spiccato accento bielorusso. Io li guardo, mi intenerisco per un istante e penso che in fondo è solo un bambino.



Ma la parentesi romantica dura un nano secondo. In quel momento un cane, che qualcuno ha legato fuori dal bar, mi fa delle feste e mi salta addosso.Ora, niente contro i cani per carità ,ma mettiamo il caso che non abbia voglia di giocare (vuoi anche per tutto quello successo fin'ora) e soprattutto vuoi che io abbia deciso che a questo cappotto voglio fargli vedere anche il 2012, perchè mi devo trovare in questa situazione?Mi altero e cambio tavolo. La padrona esce e mi chiede scusa,carina, ma poi aggiunge "Forse pensava che avessi un cornetto da dargli ". Ah! Quindi se avessi avuto l'unico lievito dal vago sapore dolce della giornata che mi concedo ogni tanto dando tregua al mio pane azzimo,lui l'avrebbe impetrato? Quasi quasi mi sento fortunata ma una sigaretta me la fumo. E faccio bene perchè tornando vengo inzuppata da qualcuno che sta lavando il vetro della sua auto con le spazzole tergicristallo. Se non avessi fumato adesso sarei al commissariato colpevole di omicidio,invece mi faccio una risata.Elenco puntato


In quel preciso istante mi torna in mente la mia professoressa di Storia e filosofia del liceo che,, prima di intraprendere una lezione sul concordato di Worms, spegneva una bella Stop senza filtro sulla porta verdolina della nostra classe.Quel gesto bislacco evidentemente era il suo calmante e le impediva di non fare una strage quando le facevamo saltare i nervi perchè più adatti al riformatorio che allo studio della Riforma.Cara professoressa,oggi mi sento di capirla e ringrazio quel suo vizio che salvò, magari non la vita ma l'estate di molti di noi.


Come dicono le Gauloises:libertè,toujour.


mercoledì 13 aprile 2011

la raccolta differenziata



E' l'alba di un nuovo giorno.Un giorno duro per chi vive nel primo municipio.


Anche oggi si riaffaccia l'incubo della raccolta differenziata.


La massima teorizzazione del libero arbitrio dopo Erasmo da Rotterdam. Sei tu che devi prendere il tuo sacchetto in un preciso giorno e portarlo al punto raccolta mobile entro un orario altrettanto preciso. L'unica cosa che non prevede alcun ritardo a sud di Forlimpopoli.


Un tempo il mio primo pensiero mattutino era l'angoscia di essere gettata in un mondo materiale indifferente,adesso è: che materiale gettare nella differenziata ? E non con meno angoscia.


A cosa tocca oggi? Vetroplasticametallo o cartacartoneecartoncino o forse,la peggiore delle ipotesi:nulla.Panico.


Se salti un giro sei finito.Peggio del Monopoli quando finisci in prigione.


Soprattutto la carta.La carta è il mercoledì se la salti poi c'è il sabato e ti tocca uscire entro le dieci e mezza per buttarla e magari, proprio quel giorno, tuo figlio ha deciso di dormire un di più. Tu devi svegliarlo ,fornendogli materiale,assolutamente non riciclabile,per la sua psicanalisi tra dieci anni.


Nella maggior parte dei casi arrivi quando loro, hanno cambiato la postazione del punto raccolta e allora inizi a vagare come lo spettro di Beatrice Cenci in ceca di qualcuno vestito color Ama.


Lo trovi e scopri che e' il giorno sbagliato che oggi si raccoglie un altro materiale e soprattutto che non puoi lasciarlo da nessuna parte pena la flagellazione e l'estinzione immediata dell'orso Marsicano . Ti ritrovi sotto gli occhi di un quartiere che ti deride per esorcizare la sua paura di fare il tuo stesso errore.Capita sempre poi che incontri lui.E'francese,loro la differenziata e il riciclo c'è l'hanno nel sangue, come il Camabert.Non sbaglia mai,porta la busta sulla spalla e arriva nel momento in cui sa che il camioncino della raccolta è in quel preciso posto. I suoi barattoli sono puliti, i vasetti dello yogurt sono lindi e pinti le bottiglie di vino non hanno neanche le etichette.


Per renderlo inoffensivo penso che tanto con quel barattolo di passata ci ha cucinato pasta scotta e che forse faccio in tempo a tornare in dietro e a prendere la pericolosissima busta con i barattoli affilati che ti tagliano il polpaccio.Corro come in quel film di cui tutti ci ricordiamo i capelli dell'attrice e non perchè correva e arrivo a casa. Salgo tre piani e faccio lo scambio dei sacchetti,riscendo e ricomincio a cercarli. All'orizzonte vedo un camioncino allontanarsi.Come una novella Magnani inizio a urlare Francesco,realizzando uno dei sogni della mia vita anche se in tutt'altro contesto,nella speranza che uno di loro si chiami così e mi senta.Ma nulla,vanno via lasciandosi alle spalle la mia desolazione e un quasi principio di infarto.


Una signora mi dice che a Prati ci sono ancora i cassonetti e io senza neanche verificare la veridicità della fonte mi dirigo sull'autobus a cercare un paradiso dove concedere l'esterno riposo all'anima delle scatolette di sardine decedute una settimana fa.


Arrivo a Prati e trovo il cassonetto. Finalmente riesco a liberarmi delle mie Erinni. Seduto a un bar che legge un libro c'è lui,il francesino dalla differenziata facile. Gli sorrido, ma nulla.Lui non ha idea di chi io sia.Evidentemente non rientro nel suo immaginario mattutino perchè poco sensibile alle tematiche ambientali,deve aver saputo dai dirigenti dell'Ama, che gli stanno consegnando una medaglia al valore in seta di Hermes, che oggi ho sbagliato giorno.


E' mezzogiorno meno dieci e ho soltanto buttato la spazzatura.


Una mattina il mio sacco sarà pesantissimo e saranno rifiuti organici,francesi.


E non sarà Camabert.


lunedì 11 aprile 2011

milabobo.blogspot.com

facciamo una cena

"Bisogna fare una cena.Allora facciamo una cena.Maddai siamo nati lo stesso giorno, facciamo una cena.Ho un'amica che dovresti conoscere,vive nel tuo quartiere,facciamo una cena.Leggi Proust,dai facciamo una cena così vediamo chi ha letto tutta la Recherce.Devi configurare l'iphone?facciamo una bella cena che te lo spiego."


Quando entri in questo meccanismo è finita.Perchè ci devi andare prima o poi e soprattutto devi ricambiare.Io non so cucinare e mi sento come se mi avessero reciso l'aorta.Per questo alle cene cerco di non essere mai troppo simpatica così anche se non ricambio non me ne vuole nessuno.

Gli strateghi delle cene ti fanno sedere vicino a persone che sanno che andranno d'accordo con te e ti introducono con una frase.Ho amiche bravissime che con solo un soggetto,un predicato e un complemento oggetto riescono a descrivere quello che io farei scrivendo un papiretto della lunghezza dei Karamazov.

Il problema è che possono succedere due cose:

A-Cala il silenzio e tutti ti guardando perchè dalla descrizione sembri una persona interessante, e inizi a sentire che è il tuo "momento Ok "come un quiz degli anni ottanta

B- La presentatrice si gira per suggerire l'epiteto di un altro commensale e tu rimani come un ebete a guardare un essere umano sconosciuto che ha una casa dove tu hai una casa per poi scoprire che nessuno dei due ci va da anni e finire alla terza frase la conversazione.Seguono sorrisi imbarazzanti e alzata a cercare un bagno di uno dei due. (Chiaro segno per gli altri commensali del completo fallimento della conversazione e elemento di discussione durante la rimessa a posto dei piatti dei due padroni di casa a fine serata).

Chi va alle cene spesso invece incontra sempre qualcuno che ha già conosciuto a un'altra cena ed è facilitato perchè inizia a parlare degli amici comuni che hanno fatto l'altra cena e pensi ad una città disegnata come quella di Dogville con tante coppie che si rincontrano tra di loro per parlare delle coppie che hanno generato la loro conoscenza.Poi ci sono le cene fatte per far conoscere due amici single dove per non creare imbarazzo vengono invitate tante persone che a un certo punto si rendono conto di essere solo comparse e il loro scopo è solo quello di favorire la copulazione di due individui.In questi casi sulle prime mi sento quasi offesa.Mi avranno invitato perchè innocua e priva di appeal per evitare di invitare persone affascinanti che possano far naufragare il fine della cena?Invece penso che siamo lì perchè siamo i più cool e, quando finalmente rimarrano soli, i due predestinati potranno rompere il ghiaccio dicendo :simpatici i tuoi amici-che serata carina.Cut su pomiciata.

Comunque è una questione di allenamento,molti neanche se ne accorgono e alle otto vedono automaticamente materializzarsi una bottiglia tra le loro mani e l'indice alzarsi per cercare una campanello come il bastone di un rabdomante un pozzo d'acqua.Oppure invitano con nonchalance sedici persone la settimana prossima da loro.

Diffidate di quelli che in casa hanno sedie pieghevoli,potrebbero essere usate contro di voi.

il matrimonio informale

Due amici si sposano.Fanno un matrimonio informale.Pensano così di tranquillizzarci ma in realtà e come se ci gettassero dalla rupe tarpea.

La cerimonia si svolge in campagna e poi un pranzo nel loro fienile appena ristrutturato.

Partiamo dal presupposto che informale è l'aggettivo più vago e meno riuscito all'Accademia della Crusca. Se poi ci associ il concetto di campagna ecco che vieni automaticamente lasciato ad annaspare nel limbo senza nessun Virgilio all'orizzonte.

Informale significa talmente ricercato da sembrare casuale.Talmente studiato da sembrare naturale e talmente semplice da essere molto costoso.

Il mio pensiero va alla letteratura russa e inizio a pensare come si vestissero le varie sorelle e Liube cechoviane quando erano in Dacia.A parte il tabacco da naso non mi sovviene nessun particolare.Giudicandolo anacronistico, e soprattutto introvabile,desisto e mi accontento di una mise quasi riuscita sperimentata a un battesimo informale con la speranza di non trovare qualcuno che l'abbia già vista. Niente,anche se informale,passa comunque inosservato.

Il matrimonio informale si svolge in un bel giorno di sole,le signore hanno larghi cappelli e intelligentissime scarpe con la zeppa,tutte sanno che i tacchi avrebbero prodotto l'effetto piattaforma petrolifera nel prato all'inglese.

Si arriva al fienile.E'tutto molto minimal, soprattutto le porzioni,c'è un buffet in piedi e il gruppo del nipote degli sposi che suona una musica assordante.

Non ci sono decorazioni,il vino è modesto e le bomboniere consistono in una poesia di Hikmet incisa su un pezzo di corteccia.

A quel punto ho un'illuminazione e mi sento di suggerire qualcosa all'accademia della Crusca.

Informale vuol dire "per tirchi".

l'apericena

Era tanto tempo fa,un amica mi portò in un posto e mi disse:" Prendiamo un bicchiere di vino."

Nel frattempo una tavola s'imbandì.Ragazze con la parannananza sopra vestiti colorati portavano vassoi stracolmi di cibo che veniva accolto da tutti come ambosia.

"Puoi prendere quello che vuoi,è gratis con il vino" mi disse qualcuno dall'accento nordico.

Trasalii.Era il mio primo Apericena.Ancora non sapevo si sarebbe poi in futuro configurato etimologicamente così, pensavo che sarebbe stata una moda circoscritta, come le spalline agli anni ottanta,invece no è vivo vegeto e anche vegan.

La mia amica mi disse che a Milano c'era da un sacco di tempo e la gente ci andava subito dopo l'ufficio.Al di là del Rubicone se la godevano,a quanto parte.

Ero estasiata alla vista di quei piattini infilati e le forchette che volevano solo essere usate,senza costi aggiuntivi.

Cercavo di fare bei piatti ma senza fare la figura della scroccona ,per poi scoprire che chiunque, anche l'anoressica attrice del momento, impilava la qualsiasi e nascondeva un secondo strato sotto le tartine al caprino.

Per un lungo periodo mangiammo ceci,paste-molto-fredde,pizzette e ovoline.

Eravamo spensierati.Non sapevamo che un giorno sarebbe tutto cambiato.Che avrebbero introdotto il prezzo fisso.Quindici euro.Una pizza e una birra,ma vuoi mettere?

Aderire a un rito,indire una crociata per conquistare la tavola imbandita con un piattino di carta come scudo e delle cruditè come alabarde....

L'apericena ormai si coniuga a seconda di diverse occasioni e si sposa sempre di più con eventi artistici quali mostre o spettacoli teatrali.Chissa' Jarry vedendo il suo Ubu roi rappresentato davanti a un pubblico di ciancicatori di cous cous cosa avrebbe pensato.Forse che la patafisica non era poi un'invenzione così assurda...

Infondo vogliamo solo che ci si regali qualcosa per farci felici e non ci importa dell'ustione di secondo grado sulla lingua per mangiare in piedi le crocchette di pollo tandoori.

Io mi sento sempre un pò come se stessi rubando dal portafogli di mia nonna gli spiccioli,non riesco ancora a rilassarmi e a strafogarmi in santa pace e mi sento un'idiota a sgomitare per un pathè di dubbia provenienza.Ma sono una radical chic,una che non si fa la tessera al supermercato per principio. Una spallina nel duemila e undici.